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«Dell’Agnello: Non ci abbiamo creduto»
19/03/2007 09:03   
«Bene 33 minuti, ma sotto di 10 abbiamo smesso di lottare»

In sala stampa arriva prima Zare Markovski, il coach delle V nere, e dice poche parole. La società da tempo è in silenzio con i media locali, i giocatori devono tenere la bocca cucita per ordine del patron Sabatini, soltanto l’allenatore ha la licenza di parlare. Entra e detta quasi un telegramma: «Strada facendo - dice - abbiamo migliorato in difesa e la semplicità del nostro attacco. Finché Livorno è riuscita a sporcare le linee di passaggio eravamo abbastanza macchinosi, poi ci siamo sciolti».
«Nel secondo tempo - prosegue il tecnico macedone, che ha voluto portare a Bologna il connazionale Vlado Ilievski - siamo cresciuti cominciando a controllare i rimbalzi e a partire con più frequenza in contropiede. Questi i presupposti per cambiare il corso della partita. Per farlo è stato necessario aspettare che Livorno calasse l’intensità della sua difesa».
Gli chiedono se l’effetto derby e l’ubiracatura del trionfo contro gli odiati cugini Fortitudo può aver pesato sulla concentrazione delle “V nere”. «Può starci, il derby è una partita particolare che ti svuota le emozioni. Quell’approccio poco concentrato rientra nella logica delle cose». Christian Drejer, l’uomo della svolta. Un fantasma fino a metà gara, poi lui e ilievski hanno messo la zampa nella rimonta e nel break bianconero. «Si è confermato uno degli uomini chiave di questa squadra», taglia corto Markovski.
Che si alza, saluta e se ne va. Sandro Dell’Agnello arriva più tardi, dopo un colloquio con i suoi giocatori. «Sono contento dei primi 32-33 minuti - dice il tecnico promosso sul campo da otto giornate - mentre gli ultimi sette sono da cancellare. Il fatto è che la mia squadra ha fatto un grandissimo sforzo per restare in partita e, nel finale, la differenza di tasso tecnico è venuta a galla. Quando Bologna ha deciso di puntare sull’uno contro uno, purtroppo, il gap in campo è diventato evidente».
Un’occhiata alle cifre, e “Sandrokan” riparte. «Il nostro difetto è stato quello di smettere di crederci una volta andati sotto di otto-dieci punti. Comunque non ci siamo risparmiati, l’atteggiamento e la voglia sono apparsi quelli giusti. Purtroppo, dal 63-55 per noi in avanti, sono venuti a galla i nostri difetti: qualche passaggio imperfetto, errori sui tiri liberi, piccoli particolari che però alla fine hanno inciso anche in quelle due-tre partite che dovevamo aver vinto e invece sono diventate beffe incredibili».
Vorrebbe dire altre cose, forse, Sandro Dell’Agnello. Ma preferisce glissare. In fondo lui ha ereditato l’ultima in classifica, e nella classe arbitrale non c’è mai rispetto per chi stazione in fondo al pozzo, specialmente quando si trova a giocare in casa di una grande che ha scudetti e coppe in quantità industriale appesi al soffitto del palasport. Alcuni fischi contro la TDshop, in effetti, sono stati assurdamente punitivi, la VidiVici avrebbe vinto anche da sola, senza bisogno di certi aiuti.
Lo chiamano, il pullman TDshop ha già il motore acceso. Si torna a casa. Felici almeno di aver tenuto in scacco la Virtus fino all’ultimo quarto. E dopo la seconda, domenica prossima, la sfida con la dominatrice del campionato, il Montepaschi.

RENZO MARMUGI
Il Tirreno