Finisce l'era di Rimini sport, un grazie a Braschi

Grazie alla Public Company, nel 2006 si evitò il fallimento e si sfiorò la serie A

- La Voce di Romagna -

02/10/2009 09:53 - RIMINI (ma.pep) – Vederlo cedere il timone fa male al cuore, perché di Adriano Braschi si può dire veramente tutto, ma non che abbia trattato la creatura Crabs come e probabilmente meglio di un figlio. Tutta Rimini deve ringraziare questo imprenditore magari burbero ma sempre schietto, diretto (cosa che in questo mondo spesso non piace) e soprattutto innamorato di basket e di Rimini, e grazie al quale, nell’estate del 2006, la baracca restò in piedi dopo il “faccio basta” di Luciano Capicchioni.
Non c’è stato solo Braschi, ovviamente, a sostentare la società di via Dante nelle ultime tre stagioni grazie all’apporto fondamentale di Rimini Sport, la Public Company creata appositamente per sostenere e finanziare lo sport riminese. Nei prossimi giorni l’ormai ex presidente farà nomi e cognomi di tutti i soci grazie ai quali abbiamo potuto continuare a vedere la pallacanestro al 105 Stadium e al Flaminio, e senza i quali, probabilmente, oggi non ci sarebbe nessuna “Riviera Solare” sui cui sperare.
Il bello è che, in tre stagioni, sono arrivati pure dei risultati piuttosto soddisfacenti: l’emblema delle “nozze coi fichi secchi” si è avuta subito, all’indomani dell’addio capicchioniano, quando con una squadra fatta a metà agosto, in più o meno 10 giorni, il prode Giampiero Ticchi sfiorò la serie A, che Rimini avrebbe meritato di centrare e che solo per la sconfitta “utile” di Pesaro contro Rieti fu negata ai vari Scarone, Pickett, Omar Thomas, Rinaldi, Guarasci, Zanus Fortes, Pinton, Ariel e Demian Filloy, Vitale. Il secondo posto con un record pazzesco di 22 vittorie e 8 ko non bastò per il salto diretto, e nei playoff ci si fermò in semifinale (miglior risultato del Basket Rimini dal ritorno in LegaDue datato 2001) contro una Scavolini che costava almeno il triplo dei Granchi.
Nelle ultime due stagioni, sempre condotte con professionalità dalla coppia Braschi – Vecchiato al timone, la squadra biancorossa ha raggiunto i playoff, perdendo al primo turno (Caserta e Casale, due 0-3): al di là di questo, è stata la gestione “familiare”, coi panni sporchi sempre lavati in casa e quel modo viscerale di soffrire ma non invadere il lavoro di coach e giocatori, che ha colmato un potenziale economico ridotto. La speranza è che quell’1% rimasto di Rimini Sport nella nuova proprietà non sia solo un simbolo. Perché c’è ancora bisogno di gente così. Ce ne sarà sempre.


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