Abrams, la Tezenis alla scoperta di un'altra America



- L'Arena -

29/07/2010 09:43 - Quando alla Scaligera arriva un nuovo americano nel ruolo di play guardia (A.J. Abrams l’ultimo), l’appassionato di basket spera sempre si tratti di un nuovo Henry Williams. O un Mike Iuzzolino. O un Louis Bullock. «High fly» è, tra i 48 stranieri che hanno vestito la maglia della Scaligera Basket, quello che maggiormente ha inciso sul rendimento della squadra con 2.569 punti in 110 partite (23.35 di media), Mike ha guidato la squadra al trofeo più prestigioco (Coppa Korac), Louis all’Eurolega. Abrams, agli occhi di Fadini e nei filmati visionati ripetutamente da De Raffaele, ha caratteristiche da gran tiratore. Abrams, insomma, fa canestro. Ed è quello che piace alla gente.
Sarà il 49° capitolo di una storia cominciata nell’estate del 1983, fatta non solo di giocatori statunitensi. Il grande pubblico, anche perché la Vicenzi giocava a Padova, non ricorda il lungagnone americano Jim Johnstone, il primo acquistato dalla Scaligera Basket. Allora era Torresani il direttore sportivo che poi puntò su Marty Byrnes, guardia dotata di gran tiro (ma non era stato ancora inventato quello da tre). Il pubblico, invece, si affezionò a Jay Bilas e Scott Meents, presenti nel 1986-’87 all’esordio al PalaOlimpia nella Citrosil di Bertacchi, anche se si rivelarono giocatori mediocri. E vano fu il ricorso al canadese Leo Rautins per salvare una barca con troppe falle per non affondare.
Le cose cambiano decisamente con l’arrivo di Andrea Fadini. Nel 1988-’89 ecco Praja Dalipagic, 1.353 punti in 40 partite (33.8 di media), grandissimo. All’epoca qualche idiota accusava Vicenzi di non voler giocatori di colore. La smentita arriva con James Bailey, nove anni di Nba alle spalle. Non renderà secondo speranze, tanto da essere sostituito per otto partite da Bill Garnett. Alberto Bucci, l’anno dopo, ha ancora Bailey in squadra, ma, complice un infortunio, James sarà poi tagliato a beneficio, dopo la parentesi Michael Henderson (ex Globetrotter, 5 partite in gialloblù), di Greg Stokes, ex Cantù. Ma lo straniero guida è Russ Schoene, 1.434 punti in 108 partite in tre stagioni. Quella 1990-91 è trionfale con promozione in A1 e Coppa Italia: con il «Grande Rosso», c’è Tim Kempton, solido centro che viene da Napoli. Purtroppo Russ si infortuna prima dei play off, sostituito per una partita dall’inefficace Brian Martin (3 punti) e per quattro da Trevor Wilson, che fece innamorare di sè tante ragazzine.
Nel 1992-92 comincia il ciclo di Marcelletti. Arrivano Corey Crowder e Sly Gray. Il primo si fa male a Sassari ed ecco Henry Williams. Con Sly (1.457 punti in 89 partite) costituirà una coppia superlativa. Quando Gray si fa male, nella sfortunatissima Birex 1994-95, il sostituto non lo fa rimpiangere: è Bill Edwards (530 punti in 27 gare). L’anno dopo, al posto di Williams, ecco Ryan Lorthridge. Ma dopo otto partite (171 punti con quello che, probabilmente, è il canestro più spettacolare visto al PalaOlimpia: schiacciata all’indietro), Ryan sbatte con la macchina. È un «colpo di fortuna» per la Scaligera che chiama Mike Iuzzolino, un altro che, con 2.330 punti in 106 gare (22 di media) segnerà la storia del club. Si fa male anche Gray, sostituito da Sebastian Neal. Nel 1996-97 con Iuzzolino c’è Randolph Keys. Quando Mike va negli States per un intervento al piede e poi entra in «crisi mistica» (pare voglia chiudere col basket), Fadini chiama Corey Gaines. E dopo sei partite (110 punti), fa il colpo che porta la Scaligera in prima pagina sulla Gazzetta, portando in Italia Spudd Webb, il piccolo grande dell’Nba, solo piccolo in Italia (tre partite, 38 punti). La parentesi è breve. Torna Iuzzolino e la storia gialloblù riprende ad essere bella.
Nel 1997-98, Iuzzolino è italiano. Fa coppia con Myron Brown (28 gettoni, 382 punti) nell’anno della conquista della Korac alla quale contribuiscono anche i comunitari Hansi Gnad e Joachim Jerichow. Non lasciano il segno gli stranieri del 1998-99: Eddie Elisma delude e dopo quattro partite cambia maglia, Conner Henry gioca tre partite, il comunitario Steven Hansell a novembre va a Pistoia. Marcelletti salta, arriva Rudy D’Amico. C’è bisogno di uno che faccia canestro e David Booth (425 punti in 20 gare) assolve il compito. Un po’ meno Dedric Willoughby (286 punti in 19).
Tornerà Marcelletti. Che guida la squadra all’inizio della stagione 1999-2000. Ma gli americani che ha non rispondono alle necessità: Victor Page (8 gettoni) e Artie Griffin (14) lasciano presto il posto a due talenti come Louis Bullock (53 partite in due stagioni con 1196 punti) e Miroslav Beric (640 punti in 31 partite). Faina sostituisce Marcelletti e sarà semifinale scudetto e, l’anno dopo, Eurolega, con i ritorni di Williams e Lorthridge e l’ingaggio, per quattro partite, di Jermaine Jackson.
Ora c’è ampio spazio per i comunitari e in squadra ci sono Corey Albano (73 gare in due anni), Martin Conlon (34 gare), Casey Schmidt, David Arigbabu e, per una sola partita, Oliver Braun. Fadini, dopo l’esperienza in Eurolega, lascia la società, ormai passata nelle mani di Fiorillo.
Nella stagione 2001-2002 è Claudio Crippa a fare la squadra: gli americani sono Titus Ivory, Ryan Carroll e Henry Turner. In più c’è Diego Fajardo. La società è sulla strada del fallimento, gli stipendi non arrivano, Turner va a Milano e Fajardo in Spagna. Per avere sicurezza dei punti salvezza, nelle ultime partite arrivano Thomas Burrough (8 gettoni) e Lee Natham Higgs (9). La Muller si salva, ma la Scaligera di Fiorillo fallisce. Otto anni dopo, con Giuseppe Vicenzi, ricomincia la storia.


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